Economia piemontese

Produzione industriale, il Vco cresce del 5,7% nel trimestre

Tessile, arredo e alimentare trainano l’andamento; restano le incognite su vendite oltreconfine e approvvigionamenti.

Produzione industriale, il Vco cresce del 5,7% nel trimestre

La produzione industriale piemontese conferma una fase di crescita, nonostante le guerre, le tensioni internazionali e le difficoltà che continuano a interessare i mercati. Nel secondo trimestre del 2026 i volumi produttivi sono aumentati del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato, elaborato dall’ufficio studi di Unioncamere Piemonte, si affianca alla crescita del fatturato, salito del 2,3%, e degli ordinativi, aumentati del 2,2%.

Il risultato consolida la tendenza già registrata nei primi tre mesi dell’anno, quando la produzione aveva segnato un incremento del 2,3%. La ripresa, tuttavia, procede in un contesto ancora caratterizzato da cautela e instabilità, con le imprese chiamate a confrontarsi con l’andamento incerto della domanda, i costi logistici e le difficoltà sui mercati esteri.

I settori e il confronto tra territori

Tra i comparti, il tessile registra la performance più vivace, con una crescita del 6,3%, sostenuta anche dall’export. Seguono il legno-mobili, che avanza del 5,7% soprattutto grazie al mercato interno, e l’alimentare, in aumento del 4,4%. Più contenuta la dinamica dei mezzi di trasporto, che si ferma allo 0,6%. All’interno del settore, però, l’automobile cresce del 16,5%, anche per effetto del confronto con il 2025, quando aveva accusato una flessione di circa il 13%.

Restano in difficoltà i comparti della componentistica, in calo dello 0,5%, anche per le difficoltà registrate su mercati come quello tedesco. L’aerospazio perde quasi l’11%, ma si tratta di un settore fortemente condizionato dall’andamento delle commesse di grandi dimensioni. Sul piano territoriale, il risultato migliore è quello del Vco, che raggiunge il 5,7%. Seguono Cuneo con il 5,2% e il Biellese con il 4,7%. Torino cresce del 2,3%, il Novarese del 2,6% e Asti del 2,2%. Alessandria si ferma all’1,7%, mentre Vercelli registra una contrazione dello 0,5%.

Export, logistica e strategie future

Il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia, parla di una capacità di reazione del sistema economico regionale, ma invita a non confondere la prudenza con la paralisi. Secondo Coscia, la tenuta delle imprese deve essere accompagnata da investimenti in digitalizzazione, infrastrutture e competenze, considerati decisivi per preservare la competitività in una fase di instabilità prolungata.

Una delle principali incognite riguarda l’export. Le aziende piemontesi che esportano regolarmente sono circa il 22%, una quota che sale tra le imprese di grandi dimensioni, pari al 90%. Il 61% degli operatori non segnala contraccolpi sui flussi commerciali, mentre il 31% riferisce una diminuzione delle vendite e il 6% ha cercato di spostarsi verso mercati ritenuti più sicuri. Tra le grandi imprese la quota di quelle in difficoltà scende al 15%, mentre il 19% ha avviato una ricollocazione geografica.

Le criticità più frequenti riguardano logistica e trasporti, indicate dal 67% delle aziende, oltre a dazi, tariffe e sanzioni, segnalati dal 41%. Nel comparto dei mezzi di trasporto la difficoltà logistica arriva al 98%. Per i prossimi tre anni le imprese guardano soprattutto all’area dell’Unione europea, indicata dall’82%, seguita dai Paesi extra Ue con il 29%, dal Nord America con il 25%, dall’Asia con il 22% e dal resto del mondo con il 16%.

La filiera resta in larga parte radicata sul territorio: il 96% delle aziende mantiene infatti i propri legami produttivi in Piemonte. La delocalizzazione è più presente tra le grandi imprese, dove il 30% ha scelto di operare fuori dall’Italia, mentre nell’automotive la quota arriva al 21%. Tra le aziende già all’estero, il 62% non prevede di rientrare, ma il 38% sta valutando il reshoring. Le strategie indicate comprendono il ritorno al mercato interno, scelto dal 39%, la diversificazione dei fornitori, al 38%, gli investimenti in automazione e Industria 5.0, al 17%, e il ricorso a reti d’impresa e consorzi, al 15%.