La Cgil di Novara e del Verbano Cusio Ossola torna sulle polemiche legate all’ipotesi di intitolare il lungolago di Verbania a Sergio Ramelli. In un comunicato, il sindacato critica le iniziative di CasaPound e rivendica il carattere pacifico della manifestazione antifascista del 27 settembre, collegando la vicenda locale al tema più ampio della difesa della democrazia e della libertà sindacale.
La presa di posizione richiama anche le condanne confermate in appello per l’assalto alla sede nazionale della Cgil, avvenuto il 9 ottobre 2021. Secondo l’organizzazione, quelle sentenze rappresentano un passaggio significativo, ma non chiudono una fase di contrapposizione alimentata da provocazioni, attacchi alle istituzioni e contestazioni rivolte alle forze antifasciste.
La mobilitazione a Verbania
Nel documento, la Cgil sostiene che il fascismo contemporaneo possa manifestarsi attraverso provocazione, propaganda, delegittimazione degli avversari e normalizzazione di simboli e linguaggi capaci di alimentare intolleranza e violenza. Il sindacato collega queste considerazioni alla protesta organizzata a Verbania contro l’intitolazione del lungolago a Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù morto nel 1975 dopo un’aggressione di matrice politica.
Secondo quanto riferito dalla Cgil, alla manifestazione hanno partecipato oltre 1.200 persone. L’organizzazione definisce la mobilitazione pacifica e considera la successiva decisione del sindaco di rinunciare all’intitolazione come un risultato della protesta. La valutazione si inserisce in un confronto pubblico segnato da posizioni contrapposte sul significato della memoria delle vittime della violenza politica.
Il confronto sulla memoria
La critica del sindacato riguarda in particolare lo striscione esposto da CasaPound e i messaggi diffusi sui social durante i giorni della contestazione. La Cgil contesta l’accostamento tra la manifestazione antifascista e la violenza politica che portò alla morte di Ramelli, definendolo una mistificazione e respingendo le accuse rivolte alle organizzazioni antifasciste.
Nel comunicato viene ricordato anche Guido Rossa, operaio e sindacalista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1979, indicato come esempio del contributo e del sacrificio del movimento sindacale nella lotta contro il terrorismo. La Cgil precisa di non voler mettere in discussione il diritto di ricordare le vittime della violenza politica, ma contesta l’uso strumentale della vicenda di Ramelli per sostenere posizioni politiche e alimentare nuove divisioni.
La nota si conclude con la conferma dell’impegno dell’organizzazione nella difesa dei principi costituzionali e nel contrasto a ogni forma di intimidazione. La Cgil ribadisce che la violenza fascista, in qualunque forma si presenti, non debba essere normalizzata e debba invece essere contrastata attraverso la tutela della democrazia e del confronto civile.