I Cantoni svizzeri stanno bloccando il rimborso dell’imposta alla fonte applicata ai frontalieri italiani che scelgono di incassare in forma capitale la previdenza professionale elvetica, il cosiddetto secondo pilastro Lpp. La modifica riguarda anche i lavoratori del Verbano-Cusio-Ossola, numerosi dei quali sono impiegati oltreconfine.
Fino a poco tempo fa, il meccanismo prevedeva una trattenuta media del 7 per cento, variabile in base al Cantone, al momento della liquidazione del capitale. Il contribuente dichiarava poi la somma in Italia, versando l’imposta sostitutiva del 5 per cento, e chiedeva alla Svizzera la restituzione dell’imposta già trattenuta. Il rimborso veniva generalmente riconosciuto sulla base della Convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni.
La nuova prassi contestata dai sindacati
La situazione è cambiata prima in Canton Ticino e successivamente in altri Cantoni, che hanno iniziato a negare il rimborso dell’imposta alla fonte. L’Ocst, Organizzazione cristiano-sociale ticinese, sta promuovendo ricorsi a tutela dei lavoratori interessati, ma l’esito della procedura resta incerto.
Secondo Antonio Locatelli, per anni rappresentante dei frontalieri del Vco, la decisione rappresenta un ulteriore segnale negativo nei rapporti tra Svizzera e Italia. «La Svizzera è stata la prima ad aver contestato l’accordo fatto per i nuovi frontalieri. Lo ha firmato, è vero, ma non lo ha mai condiviso», ha dichiarato, commentando la stretta sui rimborsi.
L’impatto economico sui lavoratori
Locatelli sottolinea che la modifica può avere conseguenze rilevanti per chi decide di ritirare il capitale accumulato nel secondo pilastro. Su una somma di circa 200.000 franchi, una trattenuta del 7 per cento equivale a circa 14.000 euro che il lavoratore rischia di non poter recuperare.
Il rappresentante dei frontalieri parla di una possibile doppia imposizione, perché il capitale viene tassato sia in Svizzera sia in Italia. Una circostanza che, a suo giudizio, contrasta con le contestazioni più volte mosse dagli stessi svizzeri contro la doppia tassazione e rischia di penalizzare anche l’economia del Vco, territorio in cui il lavoro oltreconfine coinvolge un numero significativo di persone.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di tensioni sull’accordo italo-svizzero. Locatelli richiama anche il tema dei ristorni, che secondo quanto riferito saranno sospesi dal 2033, e ritiene che l’intesa stia producendo effetti sfavorevoli per i frontalieri italiani. I ricorsi promossi dall’Ocst dovranno ora affrontare l’iter previsto dalle autorità svizzere, compresi il Consiglio federale e il Consiglio di Stato.