Mercoledì 5 agosto 2026 Coldiretti ha lanciato l’allarme sulle difficoltà che stanno interessando l’agricoltura italiana. Il comparto deve fare i conti con gli effetti combinati delle alte temperature, della scarsità di precipitazioni, dell’aumento dei costi di produzione e delle tensioni internazionali. Secondo l’organizzazione, sono ormai poche le filiere rimaste indenni da una situazione che sta rendendo più complessa la gestione delle aziende e delle produzioni agroalimentari.
Api e boschi sotto pressione
Tra i settori coinvolti c’è l’apicoltura, con ripercussioni che interessano anche il territorio del Vco. Il caldo e la mancanza di piogge hanno accorciato la durata delle fioriture e ridotto la disponibilità di nettare per le api, mettendo sotto pressione la produzione di miele. La situazione più grave viene segnalata in Sardegna, dove le temperature estreme hanno causato anche la perdita di centinaia di alveari.
Preoccupa inoltre la stagione dei funghi. I boschi sono insolitamente asciutti e il micelio, la rete sotterranea dalla quale si sviluppano i funghi, fatica a crescere in assenza di un terreno costantemente umido. La sua evoluzione richiede anche l’alternanza tra giornate miti e notti fresche, condizioni che quest’anno si sono verificate raramente. Per questo, secondo Coldiretti e Federforeste, sulle Alpi e sull’Appennino la presenza dei porcini è decisamente inferiore alla media.
Calano grano e latte
Le difficoltà si estendono agli altri comparti. La raccolta del grano duro si è chiusa con una produzione in calo del 6 per cento rispetto allo scorso anno. Il settore risicolo guarda invece con preoccupazione alla campagna di settembre, condizionata dalla siccità che interessa il Nord Italia e dalla concorrenza delle importazioni dal Sud-Est asiatico.
Anche gli allevamenti stanno risentendo delle temperature elevate. Fedagripesca Confcooperative riferisce che nelle stalle la produzione di latte è diminuita di circa il 10 per cento, mentre i costi continuano ad aumentare. Nel comparto ortofrutticolo, al calo dei volumi si aggiunge la riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori: i ribassi arrivano al 17 per cento per le pere e al 18 per cento per pesche e nettarine.
Il vino deve affrontare una vendemmia iniziata in anticipo e, allo stesso tempo, un elevato livello di prodotto invenduto nelle cantine. Una situazione analoga riguarda l’olio extravergine d’oliva. Per ridurre le giacenze e sostenere il settore, Coldiretti ha chiesto al Governo un bando che consenta di destinare parte delle scorte alle persone in difficoltà.
Il quadro delineato dall’organizzazione è quindi quello di un’agricoltura sottoposta a una pressione crescente. Caldo, siccità e costi produttivi stanno colpendo miele, funghi, cereali, allevamenti, ortofrutta, vino e olio, con effetti che si riflettono sulla capacità delle imprese di programmare raccolti e attività.