Lavoro collettivo

Ottant’anni di impegno per tenere viva la manifestazione

Giuseppe Calandra e Graziano Zaretti accompagnano una ventina di ragazzi nel passaggio di consegne.

Ottant’anni di impegno per tenere viva la manifestazione

Se la Festa dell’Unità della Lucciola ha raggiunto il traguardo degli ottant’anni, il merito è soprattutto delle circa 150 persone che ogni estate, e spesso per tutto l’anno, contribuiscono alla sua organizzazione. Sono volontari di età diverse, impegnati a mettere a disposizione gratuitamente tempo, competenze e passione per preparare uno degli appuntamenti più conosciuti dell’estate ossolana.

La manifestazione nacque nel 1946 grazie al lavoro dei militanti dell’allora Partito Comunista Italiano. Nel corso dei decenni ha attraversato i cambiamenti della politica italiana, fino all’attuale Partito Democratico, mantenendo però lo spirito originario: una festa costruita dalle persone e pensata come luogo di incontro per la comunità.

Una presenza che dura tutto l’anno

Tra i protagonisti della lunga storia della Lucciola ci sono Giuseppe Calandra e Graziano Zaretti, da oltre cinquant’anni punti di riferimento per l’organizzazione. Il loro impegno non si concentra soltanto nei giorni della manifestazione. Nell’area della Lucciola, in Ossola, si occupano durante tutto l’anno di programmare interventi, svolgere manutenzioni, sistemare gli spazi e preparare le strutture necessarie.

Calandra e Zaretti hanno conosciuto la festa fin da bambini. Sono cresciuti tra i tavoli della manifestazione, hanno coinvolto le proprie famiglie e hanno visto alternarsi generazioni di volontari. Per loro la Lucciola rappresenta quindi non soltanto un appuntamento annuale, ma una parte della propria storia personale. «Sono i volontari che rendono possibile tutto questo», spiegano.

La manifestazione ha conservato la propria identità politica, ma negli anni ha cercato di superare le appartenenze, diventando uno spazio aperto a persone diverse. Nel programma restano dibattiti e incontri politici, accanto a momenti dedicati alla socialità. Famiglie, giovani e anziani possono trascorrere insieme una serata tra cucina, musica e intrattenimento.

Il programma propone ogni sera un menù differente, con specialità regionali, grigliate e altre proposte gastronomiche. L’area ospita inoltre spettacoli e musica, mentre ai bambini è riservato uno spazio dedicato. Per molti partecipanti, la festa è anche l’occasione per ritrovarsi e condividere qualche ora in compagnia.

Il passaggio alle nuove generazioni

In ottant’anni sono centinaia i volontari che hanno contribuito alla crescita della Lucciola. Molti non ci sono più, ma il loro ricordo resta legato alla manifestazione. Tra le persone ricordate con particolare affetto dai due volontari storici ci sono Davide Bolognini e Claudia Bianchi, che hanno dedicato alla festa tempo, entusiasmo e impegno.

Oggi una delle principali sfide è trasmettere l’esperienza ai più giovani. Accanto ai veterani si è formato un gruppo di circa venti ragazzi, impegnati a raccogliere il testimone. Calandra e Zaretti riconoscono nelle nuove leve una buona familiarità con la comunicazione e le tecnologie, ma osservano anche una minore esperienza nelle attività manuali.

Il passaggio di competenze avviene direttamente sul campo: c’è chi impara a usare una saldatrice, chi si esercita nel montaggio di una struttura e chi affronta i primi interventi di riparazione. «Hanno voglia di imparare e noi siamo felici di lavorare al loro fianco», raccontano i due decani, convinti che saranno proprio i giovani a garantire continuità alla festa.

Resta però una fascia generazionale meno presente, quella tra i quaranta e i cinquant’anni. Secondo i volontari storici, l’allontanamento di molte persone di quell’età dal volontariato ha creato un vuoto tra i ragazzi e i veterani. Nonostante questa difficoltà, l’organizzazione guarda avanti contando sull’entusiasmo delle nuove leve e sull’esperienza maturata in decenni di attività.

Anche la manifestazione si è adeguata ai cambiamenti della società. «Siamo cambiati noi, è cambiata la festa e sono cambiati i tempi», spiegano Calandra e Zaretti. In passato il pubblico cercava soprattutto un panino e un bicchiere di vino; oggi domanda un’offerta più ampia. Per rispondere a queste esigenze saranno necessari nuovi investimenti e un ammodernamento delle infrastrutture, senza rinunciare all’identità della festa e al valore del volontariato.