L’inserimento nel progetto Coltivaitalia di una banca dati dedicata ai controlli sulle filiere punta a verificare l’effettiva origine dei prodotti agroalimentari. Il sistema prevede l’impiego di tecniche come la risonanza magnetica, la mappa genomica e la mappatura isotopica, strumenti indicati per ricostruire la provenienza delle materie prime e individuare eventuali irregolarità.
Secondo Coldiretti Piemonte, l’iniziativa può contribuire a contrastare il fenomeno dell’italian sounding, compreso quello realizzato sul territorio nazionale, quando prodotti stranieri vengono presentati o utilizzati come italiani. L’organizzazione agricola sostiene che tra frodi, scarsa trasparenza e pratiche commerciali scorrette il fenomeno provochi un danno stimato in 25 miliardi di euro all’anno per gli agricoltori italiani.
La possibile validità come prova
La nuova banca dati viene considerata dall’associazione anche un primo passaggio verso il riconoscimento dell’efficacia probatoria dei sistemi di controllo in sede giudiziaria. L’obiettivo è rendere disponibili informazioni utili a dimostrare la reale provenienza dei prodotti agricoli impiegati nelle filiere considerate strategiche.
In una dichiarazione congiunta, la presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari e il delegato confederale Bruno Rivarossa hanno sottolineato che le verifiche potrebbero impedire che materie prime estere vengano presentate come Made in Italy. Per i rappresentanti dell’organizzazione, si tratta di uno strumento per difendere la distintività delle produzioni nazionali e garantire maggiore trasparenza lungo la catena di approvvigionamento.
La mobilitazione dell’organizzazione
Coldiretti Piemonte collega il tema dei controlli alla difesa della sovranità alimentare, della salute dei consumatori e del reddito degli agricoltori. L’associazione ha ricordato anche la mobilitazione che ha coinvolto migliaia di agricoltori piemontesi al Brennero, promossa per richiamare l’attenzione sull’ingresso di merci dall’estero e sulla necessità di rendere più riconoscibile l’origine degli alimenti.
Il provvedimento, così come descritto nel comunicato, non viene presentato come la conclusione del percorso, ma come un primo strumento per rafforzare i controlli sulle filiere. La sua efficacia dipenderà dall’utilizzo delle tecnologie indicate e dalla possibilità di trasformare i risultati delle analisi in elementi utilizzabili anche nei procedimenti giudiziari.