Gli incendi boschivi in Piemonte non possono più essere considerati un fenomeno occasionale. A sostenerlo è l’Ordine Interprovinciale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, che richiama la necessità di intervenire prima che si sviluppino le emergenze, attraverso una pianificazione competente e continuativa del territorio.
Secondo Oidaf, nel corso del 2026 sono già state registrate centinaia di richieste di intervento e le fiamme hanno interessato migliaia di ettari. Tra le aree indicate come maggiormente esposte figurano il Verbano Cusio Ossola, il Biellese, l’Alessandrino e le province di Torino e Vercelli.
Un rischio esteso anche alla stagione estiva
Il presidente dell’Ordine, Giorgio Uliana, sottolinea come il quadro stia cambiando. In Piemonte il picco degli incendi boschivi si concentra storicamente nei mesi invernali e primaverili, mentre l’estensione del pericolo anche all’estate riflette dinamiche più vicine a quelle delle regioni mediterranee.
Temperature elevate, periodi prolungati di siccità e una minore disponibilità di acqua rendono la vegetazione più vulnerabile. In queste condizioni, gli incendi possono raggiungere una maggiore intensità e risultare più difficili da contenere. Oidaf valuta positivamente l’approvazione del Piano regionale Aib 2026-2030, avvenuta il 27 luglio, ma considera necessario rafforzare le azioni preparatorie.
Manutenzione e prevenzione sul territorio
Per i professionisti, la prevenzione deve comprendere la pianificazione, la manutenzione della viabilità forestale, la riduzione del materiale combustibile e l’impiego di strumenti innovativi. L’obiettivo è intervenire sulla struttura della vegetazione e ridurre la continuità delle aree che possono alimentare la propagazione delle fiamme.
Daniele Poncino, dottore forestale e componente del consiglio direttivo di Oidaf, chiarisce che la gestione programmata non coincide semplicemente con il taglio degli alberi. Le attività possono ridurre l’accumulo di materiale secco e, quando necessario, creare fasce tagliafuoco capaci di interrompere la continuità della vegetazione.
Tra le tecniche indicate figura anche il fuoco prescritto, vale a dire l’utilizzo controllato delle fiamme in condizioni rigorosamente pianificate per diminuire la quantità di materiale combustibile. Si tratta, precisa Poncino, di una pratica che richiede competenze specialistiche, formazione e una valutazione attenta delle condizioni ambientali e operative.
Un ruolo centrale viene attribuito anche alla viabilità forestale. Strade e accessi progettati e mantenuti in modo adeguato consentono di svolgere gli interventi di manutenzione e facilitano l’arrivo dei mezzi antincendio e di soccorso nelle zone più difficili da raggiungere.
Uliana chiede infine alle istituzioni di continuare a investire nella pianificazione, nella formazione specialistica, nella manutenzione degli accessi e nelle tecnologie di prevenzione. Per l’Ordine, queste misure sono necessarie per ridurre il rischio di eventi distruttivi, tutelare le comunità locali e rafforzare la capacità del Piemonte di adattarsi ai cambiamenti climatici.