Il settore vitivinicolo italiano si trova ad affrontare una fase complessa, segnata dagli effetti del riscaldamento globale, dall’incertezza dei mercati internazionali e dalla trasformazione delle abitudini di consumo. A fare il punto è Legacoop Agroalimentare, l’associazione che riunisce le principali cooperative del comparto, mentre riparte la pianificazione dello spot istituzionale dedicato al vino italiano e promosso dalla presidenza del Consiglio dei ministri.
Secondo Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, il vino rappresenta un elemento centrale della cultura e della storia del Paese, ma il comparto deve essere sostenuto con strumenti adeguati. La promozione, ha sottolineato, può contribuire a rafforzare l’immagine del prodotto italiano all’estero, ma non è sufficiente ad accompagnare imprese e viticoltori davanti a difficoltà che si stanno sommando.
Clima e produzione sotto pressione
Tra i principali fattori di rischio c’è il riscaldamento globale, che sta già incidendo sulle rese e sulla qualità delle produzioni. La vendemmia è stata anticipata come mai prima d’ora e le conseguenze risultano particolarmente rilevanti nelle aree collinari, dove le basse rese rendono necessari interventi mirati. Tra le priorità indicate da Maretti figura il potenziamento delle infrastrutture irrigue.
Un altro elemento di preoccupazione riguarda il proliferare dei nuovi vigneti. Il sistema attuale consente ogni anno l’impianto di quasi 7mila ettari. Il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare chiede da tempo una sospensione temporanea di questo meccanismo, insieme al rafforzamento degli strumenti di liquidità destinati alle imprese cooperative, chiamate a fronteggiare costi e condizioni produttive sempre più instabili.
Esportazioni e consumi in trasformazione
Sul fronte commerciale restano le incognite legate ai dazi statunitensi sul vino europeo. Il mercato Usa vale 4,88 miliardi di euro, pari al 28% del valore complessivo delle esportazioni vinicole dell’Unione europea. A rendere il quadro più difficile contribuiscono inoltre le tensioni geopolitiche, l’aumento dei prezzi dell’energia e i costi dei trasporti. Maretti ha segnalato, in questo contesto, alcuni primi riscontri positivi provenienti dal mercato brasiliano.
Anche i consumi stanno cambiando e il fenomeno interessa soprattutto i vini rossi a maggiore gradazione alcolica. Le cantine cooperative guardano quindi con crescente attenzione ai vini dealcolati e parzialmente dealcolati, un segmento che nel mondo vale già oltre 2,4 miliardi di dollari e che, secondo le previsioni riportate da Legacoop, potrebbe raggiungere i 3,3 miliardi entro il 2028.
L’associazione chiede alle istituzioni interventi rapidi e coordinati: dall’attuazione del recente Pacchetto vino concordato in sede europea alle garanzie sul futuro dell’Ocm vino nella riforma della Politica agricola comune dopo il 2027. Tra le misure da tenere pronte per le crisi più acute vengono indicate anche la distillazione e l’estirpazione.
Per Maretti, il vino italiano resta un ambasciatore del Paese nel mondo, ma la tenuta del comparto richiede scelte coerenti. Le priorità indicate sono il sostegno alle imprese che hanno investito in innovazione, la tutela del reddito dei viticoltori e strumenti concreti per affrontare gli effetti della crisi climatica. Legacoop Agroalimentare ha infine ribadito l’intenzione di portare queste istanze ai tavoli istituzionali insieme alle cantine cooperative presenti sul territorio nazionale.