Misure questorili

Finto carabiniere, due torinesi colpiti dal foglio di via

Per trentasei mesi sarà vietato il rientro a Baveno; violazioni e reiterazioni possono comportare ulteriori conseguenze penali

Finto carabiniere, due torinesi colpiti dal foglio di via

Nelle scorse settimane il Questore del Verbano-Cusio-Ossola ha adottato due provvedimenti di rimpatrio con foglio di via obbligatorio nei confronti di un ventiseienne e di una trentaseienne, entrambi residenti a Torino. Per i due è stato disposto anche il divieto di ritorno nel comune di Baveno, nel Verbano-Cusio-Ossola.

I due soggetti sono stati fermati dai militari dell’Arma dei carabinieri mentre transitavano a bordo di un’autovettura nel territorio comunale. Il controllo è stato approfondito alla luce dei numerosi precedenti di polizia a loro carico, relativi a reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di sostanze stupefacenti.

Gli accertamenti sulla truffa

Dagli accertamenti è emerso il loro coinvolgimento in una truffa commessa poco tempo prima ai danni di una persona anziana. Il raggiro sarebbe stato realizzato con la tecnica del finto carabiniere, uno schema nel quale la vittima viene indotta a consegnare denaro o altri beni a persone che si presentano falsamente come appartenenti alle forze dell’ordine.

La posizione dei due torinesi è stata segnalata all’autorità giudiziaria, che dovrà verificare le eventuali responsabilità penali nell’ambito del procedimento. Parallelamente, il Questore ha valutato gli elementi raccolti per stabilire se esistessero ragioni lecite per la loro presenza a Baveno.

Il divieto di ritorno

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i due non avrebbero avuto nel comune legami di lavoro, rapporti di parentela o altri interessi giuridicamente rilevanti. Per l’autorità, la loro presenza sarebbe stata riconducibile al rischio di ulteriori delitti. Da qui l’adozione dei provvedimenti di allontanamento e del divieto di rientro.

Il provvedimento resterà in vigore per tre anni. La violazione del divieto di ritorno è sanzionata penalmente; in caso di reiterazione, può inoltre essere valutata l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, una misura più incisiva prevista nei confronti delle persone ritenute socialmente pericolose.