Negli ultimi cinque anni, il Piemonte ha visto la scomparsa di un negozio su dieci, un dato che si allinea a quello di altre regioni come il Veneto e l’Emilia-Romagna, ma risulta leggermente migliore rispetto alla media nazionale, che registra un calo del 14%. Questo è quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia.
La diminuzione della presenza commerciale è accompagnata da un calo della densità delle attività sul territorio: attualmente, in Piemonte ci sono 9 negozi ogni mille residenti. Di conseguenza, anche l’occupazione nel settore commerciale ha subito una flessione, con una diminuzione del 5,2%, un dato che supera quello delle altre regioni del Nord Ovest.
Questi dati offrono un quadro preoccupante di un comparto che sta riducendo la propria presenza nei quartieri e nei centri urbani, incidendo non solo sull’economia, ma anche sulla vita delle comunità locali. Come sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente dell’Associazione Commercianti di Torino e provincia, «perdere negozi di vicinato significa avere meno servizi, meno presìdi e meno occasioni di relazione nei quartieri e nei comuni».
Nonostante la crisi, l’analisi mette in luce un aspetto positivo: oltre il 40% degli occupati nel piccolo commercio, nella ristorazione e nell’hospitality ha un’età compresa tra i 15 e i 29 anni. Comprare sotto casa, quindi, non solo sostiene l’occupazione giovanile, ma contribuisce anche a migliorare le loro condizioni di lavoro.
La concorrenza nel settore è diventata sempre più agguerrita, non solo a causa dei grandi magazzini, ma anche per l’esplosione degli acquisti online. Oggi, su Internet, è possibile acquistare di tutto, dai televisori ai pannolini, dai detersivi ai farmaci, dal cibo ai vestiti. Questo mette in difficoltà i negozi di vicinato, che offrono un servizio personalizzato e un supporto immediato, a differenza dei risponditori automatici delle piattaforme online.