Gli interventi realizzati per proteggere l’habitat di una farfalla rara hanno contribuito a rallentare l’avanzata delle fiamme e a salvare una parte significativa dell’Alpetto Cornala. È quanto emerge dalle verifiche condotte dal Parco Nazionale Val Grande dopo il vasto incendio divampato il 1° luglio nella zona del Pizzo Proman e proseguito per oltre due settimane.
Il rogo, alimentato dall’assenza di precipitazioni, dal vento e dalla particolare secchezza della vegetazione, aveva raggiunto anche l’area interessata dal progetto di conservazione della Phengaris alcon. La specie è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa Nazionale Iucn e sopravvive ormai in poche popolazioni italiane.
Un habitat fragile
Il ciclo vitale della farfalla è legato alla presenza della Gentiana pneumonanthe, utilizzata come pianta nutrice, e alle formiche del genere Myrmica. Gli studi condotti nell’ambito del Piano di Azione promosso e finanziato dal Parco, coordinato dall’Università di Torino in collaborazione con la Cooperativa Valgrande, avevano evidenziato la progressiva chiusura del prato per l’espansione degli arbusti e la scarsità di piante nutrici.
Per questo, nel mese di marzo erano stati avviati lavori di recupero dell’habitat, con lo sfalcio e la trinciatura della vegetazione e la rimozione di rami caduti, ginestre e tronchi di betulla. L’obiettivo era creare condizioni più favorevoli alla farfalla e alla crescita delle genziane. A pochi mesi di distanza, la riduzione della biomassa e l’apertura di una parte della zona boschiva hanno contribuito anche a rallentare la propagazione del fuoco verso i prati tutelati.
I danni e il monitoraggio
Le prime valutazioni stimano in circa mille metri quadrati la superficie bruciata e in altri 2 mila quella compromessa dal forte calore, che ha disseccato la vegetazione e danneggiato alcune genziane. Circa 5 mila metri quadrati sono invece rimasti indenni, formando un’area verde all’interno della zona colpita dall’incendio. Si stima inoltre la perdita di almeno 50 piante nutrici.
Le attività non si sono concluse con lo spegnimento delle fiamme. Fino al 13 agosto gli adulti di Phengaris alcon sono stati monitorati durante il volo e la deposizione delle uova. Università, Parco e Cooperativa Valgrande stanno seguendo l’evoluzione dell’area per valutare nel medio termine gli effetti del rogo sull’habitat e sulla popolazione della farfalla.
Secondo il Parco, l’esperienza dell’Alpetto Cornala mostra come la gestione attiva degli ambienti naturali, oltre a sostenere la conservazione della biodiversità, possa rendere il territorio più resistente agli incendi e agli eventi estremi. Il monitoraggio servirà ora a comprendere la capacità di recupero della vegetazione e della specie in un’area segnata dal passaggio delle fiamme.