Restano incoraggianti i dati sugli infortuni mortali sul lavoro nel Verbano Cusio Ossola. La provincia si conferma infatti in zona bianca, tra i territori con i valori più bassi a livello nazionale: nei primi otto mesi del 2026 non è stato registrato alcun decesso in occasione di lavoro. Nello stesso periodo dell’anno precedente, gli infortuni mortali erano stati quattro.
Il quadro emerge dall’analisi dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega Engineering di Mestre, aggiornata alla fine di agosto. La rilevazione prende in considerazione gli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa e quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro, offrendo una fotografia dell’andamento della sicurezza nei diversi territori.
Il dato regionale
La situazione appare più critica a livello piemontese. Nei primi otto mesi del 2026, il Piemonte ha registrato 58 decessi complessivi, cinque in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, 41 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 17 sono stati classificati come infortuni in itinere. Per questo motivo la regione è passata dalla zona gialla alla zona arancione nella graduatoria elaborata dall’osservatorio.
A fine agosto risultavano inoltre 24.198 denunce di infortunio in occasione di lavoro, in aumento rispetto alle 22.886 dello stesso periodo del 2025. Le denunce riguardano 9.050 lavoratrici e 15.148 lavoratori. Tra le 41 vittime di infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa, cinque erano donne e 36 uomini.
Età e nazionalità delle vittime
I lavoratori stranieri hanno presentato 5.254 denunce di infortunio in occasione di lavoro. Tra i deceduti registrati in Piemonte, invece, le vittime straniere sono state sei su un totale di 41. Il dato evidenzia anche una maggiore incidenza degli infortuni mortali nelle fasce d’età più avanzate.
La fascia più colpita è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 15 casi. Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni e gli over 65, entrambi con otto decessi registrati in occasione di lavoro.
“Il passaggio del Piemonte dalla zona gialla alla zona arancione è un segnale che non può essere sottovalutato”, sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega. Secondo Rossato, i numeri impongono di verificare dove la prevenzione non garantisca una tutela adeguata e di intervenire sulle criticità attraverso una formazione mirata e controlli più efficaci nei luoghi di lavoro.