Allerta digitale

Truffe via email con falsi messaggi della Polizia

Accuse inventate spaventano i destinatari e precedono domande di denaro per chiudere presunte indagini.

Truffe via email con falsi messaggi della Polizia

Nuovi tentativi di truffa sfruttano il nome e l’immagine della Polizia per indurre i destinatari a versare denaro. Le comunicazioni arrivano via posta elettronica e sono realizzate in modo da sembrare notifiche ufficiali, convocazioni o atti giudiziari. Loghi, intestazioni, firme e riferimenti a uffici delle forze dell’ordine vengono utilizzati per rendere credibile il contenuto.

A richiamare l’attenzione dei cittadini è la Polizia Postale, che segnala la circolazione di messaggi fraudolenti contenenti anche nomi e firme attribuiti al Capo della Polizia, a dirigenti o a responsabili di uffici e reparti. L’obiettivo dei responsabili è spaventare la vittima e convincerla che la comunicazione provenga realmente da un’autorità.

Le accuse contenute nelle mail

Nel testo della mail il destinatario può essere informato, falsamente, di aver visitato siti internet o visualizzato materiale pedopornografico e altri contenuti illeciti. La comunicazione invita quindi a fornire giustificazioni per evitare l’avvio di un’indagine o di un procedimento penale. Si tratta di accuse inventate, utilizzate come strumento di pressione psicologica.

La risposta alla prima comunicazione può avviare la fase successiva del raggiro. In un secondo messaggio, infatti, la vittima potrebbe ricevere la richiesta di pagare una somma di denaro per chiudere o estinguere il presunto procedimento. I truffatori ricorrono inoltre alla falsificazione di nomi e indirizzi per indurre chi legge a considerare autentica una comunicazione che non proviene dagli uffici indicati.

Le raccomandazioni

La raccomandazione è di non cliccare sui link contenuti nelle mail sospette, non aprire né scaricare eventuali allegati e non rispondere ai mittenti. È altrettanto importante non fornire dati personali, credenziali o altre informazioni riservate. Anche la presenza di loghi e firme riconducibili alle forze dell’ordine non è una garanzia di autenticità.

La Polizia di Stato ribadisce che non invia e-mail o messaggi per notificare provvedimenti giudiziari e non richiede pagamenti di sanzioni, ammende o altre somme di denaro attraverso questi canali. In caso di ricezione di comunicazioni sospette, i cittadini possono effettuare una segnalazione tramite i canali ufficiali della Polizia Postale, evitando qualsiasi interazione con i mittenti.