Quadro economico

Prezzi al 4,2%, a rischio il potere d’acquisto nel 2026

L’analisi dell’associazione segnala pressioni energetiche e alimentari, ma vede ancora contenuta la componente di fondo.

Prezzi al 4,2%, a rischio il potere d’acquisto nel 2026

L’inflazione torna a salire e riaccende le preoccupazioni sulla capacità di spesa delle famiglie nella parte finale dell’anno. È il quadro delineato dall’Ufficio Studi di Confcommercio sulla base dei dati Istat relativi a settembre, che mostrano una crescita dei prezzi del 4,2% su base annua, il valore più elevato degli ultimi tre anni.

Secondo l’analisi, l’accelerazione sarebbe legata soprattutto alle tensioni nel comparto energetico e all’aumento dei prezzi degli alimentari non lavorati. Su questi ultimi avrebbero inciso anche le difficili condizioni meteorologiche registrate durante l’estate, con possibili ripercussioni lungo la filiera.

Le ricadute sui consumi

La dinamica dei prezzi potrebbe infatti estendersi nei prossimi mesi anche ai prodotti alimentari lavorati. Le variazioni registrate per le materie prime non lavorate potrebbero trasferirsi progressivamente agli altri beni, aumentando la pressione sui bilanci domestici. Per questo Confcommercio considera concreta l’ipotesi di una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie nell’ultima parte del 2026.

Nel quadro restano tuttavia alcuni elementi ritenuti rassicuranti. L’inflazione core, cioè quella depurata dalle componenti più volatili, si mantiene ben al di sotto del 2%. Per l’associazione, il dato indica al momento l’assenza di effetti di secondo ordine rilevanti e una sostanziale tenuta degli equilibri del sistema produttivo e distributivo.

Fiducia in calo, ma senza segnali di crisi immediata

A preoccupare è soprattutto il possibile protrarsi degli shock esterni. Il ritorno delle pressioni inflazionistiche e il timore di un andamento meno favorevole dell’economia si sono riflessi sulla fiducia di famiglie e imprese, entrambe in calo nel mese di settembre.

La lettura proposta da Confcommercio non è però esclusivamente negativa. La diminuzione della fiducia delle famiglie viene descritta come molto moderata, mentre tra gli imprenditori prevalerebbe il timore di un rallentamento generale dell’economia, più che la percezione di un deterioramento già evidente delle condizioni aziendali.

Ne emerge un’economia caratterizzata da luci e ombre. Le tensioni geopolitiche, secondo l’associazione, non hanno finora cancellato i segnali di vivacità dell’economia italiana. Il loro eventuale protrarsi potrebbe però compromettere le prospettive di crescita del 2027, soprattutto se dovesse accompagnarsi a nuove pressioni sui costi e a un ulteriore indebolimento della fiducia.