Una delegazione di Coldiretti Novara-Vco ha partecipato a una mobilitazione a Bruxelles insieme all’EFFAT, la federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo. Al centro della protesta c’è la difesa della cosiddetta condizionalità sociale nella futura Politica agricola comune, relativa al periodo 2028-2034.
Secondo Coldiretti, l’ipotesi di eliminare il collegamento tra l’accesso ai finanziamenti europei e il rispetto delle regole sul lavoro rischierebbe di consentire l’erogazione di risorse anche a imprese accusate di violare i diritti dei lavoratori. L’organizzazione sostiene che una simile scelta favorirebbe il lavoro nero, il caporalato e la concorrenza sleale a danno delle aziende agricole che operano nel rispetto delle norme.
La posizione dell’organizzazione
Romano Magrini, responsabile nazionale Lavoro di Coldiretti, e Arianna Giuliodori, direttrice di Coldiretti Bruxelles, hanno preso parte all’iniziativa insieme alla delegazione piemontese. Il presidente Fabio Tofi e il direttore Domenico Pautasso hanno ribadito che i fondi destinati agli agricoltori europei non dovrebbero andare a chi sfrutta la manodopera.
In una dichiarazione diffusa dall’organizzazione, i due rappresentanti hanno definito la condizionalità sociale una tutela per la legalità e per le imprese corrette. Coldiretti ha inoltre richiamato il proprio sostegno alla legge contro il caporalato approvata nel 2016, indicando nel contrasto allo sfruttamento uno degli elementi centrali della propria posizione sulla riforma della Pac.
Il nodo della nuova Pac
La condizionalità sociale lega l’accesso agli aiuti agricoli al rispetto di norme riguardanti le condizioni di lavoro, l’occupazione, la salute e la sicurezza dei lavoratori. Secondo Coldiretti, la sua cancellazione rappresenterebbe un passo indietro e indebolirebbe gli strumenti di contrasto alle irregolarità nelle filiere agroalimentari.
L’organizzazione ha collegato la mobilitazione anche al decimo anniversario della legge sul caporalato, ricordando il ruolo attribuito al proprio Osservatorio agromafie nella tutela della dignità del lavoro e nel contrasto alle infiltrazioni criminali. La richiesta avanzata a Bruxelles è che la futura Politica agricola comune continui a premiare le aziende rispettose dei diritti, evitando che il sostegno pubblico alimenti pratiche di sfruttamento.