L’approvazione a maggioranza del regolamento regionale sui servizi educativi per la prima infanzia segna, secondo il Partito Democratico, un passaggio atteso nell’attuazione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni. Il provvedimento disciplina autorizzazione, accreditamento e vigilanza delle strutture, dando seguito a principi introdotti a livello nazionale nel 2017 e alla legge regionale 30 del 2023.
Il giudizio del Pd piemontese è però accompagnato da una serie di rilievi sull’applicazione concreta delle nuove norme. La presidente del gruppo consiliare Gianna Pentenero e la vicepresidente della VI Commissione Emanuela Verzella ritengono che una parte rilevante del percorso sia ancora rinviata a successivi indirizzi regionali, mentre ai Comuni vengono attribuite responsabilità amministrative, organizzative e di controllo particolarmente impegnative.
Il nodo delle amministrazioni più piccole
Per le due esponenti dem, il punto centrale riguarda il rapporto tra le competenze assegnate agli enti locali e gli strumenti disponibili per esercitarle. Il Piemonte è composto in larga parte da piccoli Comuni, molti dei quali montani o periferici, con organici ridotti e personale già impegnato in numerose funzioni. A queste amministrazioni spetterebbero la definizione delle procedure di accreditamento, la gestione delle istruttorie e una parte delle attività di vigilanza.
Secondo Pentenero e Verzella, senza un adeguato sistema di supporto e coordinamento il rischio è che procedure e livelli qualitativi differiscano sensibilmente da un territorio all’altro. La qualità dei servizi educativi, sostengono, non dovrebbe dipendere dalle dimensioni dell’ente o dalle sue capacità organizzative, ma essere garantita in modo uniforme a tutte le famiglie piemontesi.
Il confronto con altre Regioni
Nel documento diffuso dalle consigliere viene citata l’esperienza della Lombardia, dove i requisiti di accreditamento sono stati definiti anche a livello dei Comuni associati nell’ambito territoriale. Il modello valorizza una dimensione sovracomunale collegata ai Coordinamenti pedagogici territoriali e prevede strumenti per valutare la qualità, tra cui la rilevazione della soddisfazione delle famiglie, i piani di miglioramento e i progetti di continuità educativa.
Il Pd richiama inoltre le esperienze di Emilia-Romagna e Toscana, considerate esempi di sistemi fondati sulla valutazione della qualità, sul coordinamento pedagogico, sulla formazione continua e su procedure di controllo definite. Le consigliere precisano che tali modelli non sarebbero automaticamente trasferibili al Piemonte, ma dimostrerebbero la possibilità di organizzare responsabilità e strumenti su una scala più ampia.
Nel commento viene riconosciuto anche il lavoro già svolto dalla Regione piemontese per la qualificazione professionale, attraverso iniziative formative e il sostegno ai Coordinamenti pedagogici territoriali. Resta da chiarire, secondo le esponenti dem, come questo patrimonio sarà integrato nel nuovo sistema di accreditamento e vigilanza e come saranno assicurate condizioni omogenee per gli operatori.
Un’ulteriore criticità riguarda le scadenze attuative. Il regolamento rinvia a linee guida regionali, previste entro la fine del 2026, per definire aspetti importanti della valutazione della qualità. La prima ricognizione degli accreditamenti da trasmettere alla Regione è invece indicata entro luglio 2028. Il Pd chiede quindi alla Giunta di accompagnare la riforma con indicazioni comuni, assistenza tecnica, strumenti condivisi e risorse adeguate, con particolare attenzione alle amministrazioni più fragili.
L’obiettivo indicato da Pentenero e Verzella è garantire pari opportunità educative a tutti i bambini e a tutte le famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza. La richiesta rivolta alla Giunta è di chiarire come saranno sostenuti i piccoli enti e come si impedirà che controlli, procedure e standard dei servizi varino in modo significativo tra i diversi territori.