Gli elettori della Svizzera saranno chiamati alle urne domenica 27 settembre per decidere se modificare il modo in cui la neutralità del Paese è definita nella Costituzione. Al centro della consultazione c’è un’iniziativa promossa dall’associazione Pro Svizzera, che punta a introdurre una concezione più restrittiva e meno flessibile del principio.
La proposta di Pro Svizzera
Secondo il comitato promotore, la neutralità avrebbe consentito alla Confederazione di evitare gli effetti dei conflitti e di preservare pace, sicurezza e benessere. L’obiettivo dichiarato è garantire in modo permanente una neutralità armata, considerata dal gruppo una caratteristica distintiva del Paese, impedendo che possa essere interpretata in maniera estensiva o modificata sotto la pressione di altri Stati.
La proposta, tuttavia, arriva in una fase segnata da una situazione geopolitica instabile. I sondaggi citati nel testo indicano che circa il 63 per cento dell’elettorato sarebbe orientato a respingere l’iniziativa. Tra le principali preoccupazioni figura il rischio che una definizione più rigida possa ridurre i margini di cooperazione internazionale della Svizzera nel settore della difesa e della sicurezza.
La posizione delle istituzioni
Il Consiglio federale ricorda che la neutralità è sancita dalla Costituzione federale dal 1848, è riconosciuta a livello internazionale e trova garanzia nel diritto internazionale. Per le istituzioni, questo principio serve a tutelare la sicurezza, l’indipendenza e la prosperità del Paese, ma consente anche di offrire i propri buoni uffici e di collaborare con altri Stati per rafforzare la sicurezza comune.
La neutralità, secondo la posizione ufficiale, non impedisce inoltre alla Confederazione di adottare sanzioni a sostegno dell’ordine internazionale. Il riferimento è alle misure varate dall’Unione europea contro la Russia dopo l’aggressione dell’Ucraina, che la Svizzera ha in larga parte recepito. L’esempio viene utilizzato per evidenziare come il principio possa essere applicato senza escludere ogni forma di collaborazione o di presa di posizione sul piano internazionale.
Il Consiglio federale e il Parlamento sostengono quindi che la prassi adottata dal 1848 abbia prodotto risultati positivi. A loro giudizio, l’attuale formulazione costituzionale garantisce al governo il margine necessario per difendere gli interessi svizzeri anche quando cambiano le circostanze, sempre nel rispetto del diritto della neutralità. L’iniziativa, al contrario, restringerebbe questo spazio di manovra. Saranno gli elettori a stabilire se confermare l’impostazione attuale o introdurre vincoli più severi.