Sanità regionale

Medici di famiglia, entro il 2028 oltre 430 pensionamenti

La stima Gimbe fotografa una carenza già presente: 1.407 pazienti per professionista contro i 1.383 del dato italiano.

Medici di famiglia, entro il 2028 oltre 430 pensionamenti

Il Piemonte si prepara ad affrontare una nuova fase di difficoltà per l’assistenza sanitaria di base. Entro il 2028, oltre 430 medici di medicina generale della regione raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni, con il rischio di aggravare una carenza già rilevata sul territorio.

Il rapporto tra medici e assistiti

I dati emergono dall’analisi della Fondazione Gimbe sulla situazione dei medici di famiglia. Al 1° gennaio 2025, ogni professionista in Piemonte aveva in carico in media 1.407 assistiti, un valore superiore alla media nazionale, pari a 1.383.

La stima è stata elaborata prendendo come riferimento il rapporto ritenuto ottimale, cioè un medico ogni 1.200 assistiti. Sulla base di questo parametro, sempre al 1° gennaio 2025, in Piemonte risultavano mancanti 463 medici di medicina generale.

Il calo degli ultimi anni

La riduzione dei professionisti prosegue da diversi anni. Tra il 2019 e il 2024, il numero dei medici di medicina generale piemontesi è diminuito del 10,6%. Nello stesso periodo, la contrazione rilevata a livello nazionale è stata più ampia, pari al 14,1%.

Il quadro è accompagnato anche dai dati relativi alla formazione. Nel 2025, i partecipanti al concorso nazionale per l’accesso al corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili: in Piemonte si sono registrati 50 candidati in meno, pari a una riduzione del 29% rispetto alle borse finanziate. La media italiana, al contrario, ha segnato un aumento del 26%.

La combinazione tra il progressivo invecchiamento della categoria, i pensionamenti attesi e il numero insufficiente di nuovi ingressi pone quindi il sistema regionale davanti alla necessità di coprire le posizioni vacanti e garantire il rapporto tra medici e assistiti. I numeri forniti dalla Fondazione Gimbe descrivono una situazione già critica, destinata a essere ulteriormente sottoposta a pressione nei prossimi anni.